La Storia “Un attimo, un respiro… può cambiare il mondo” Susanna Li Mandri

Una volta un trainer mi rimproverò e mi avvertì che uno di questi   giorni mi sarei fatta ammazzare da un cavallo! Ero in 30 cm di spazio chiusa tra il muro e la testa di uno stallone sanguinante, appena picchiato!

Il trainer aveva appena finito una sessione di doma con un cavallo. Era uno stalloncino di due anni e mezzo circa, che non si era dato per vinto facilmente. Ogni volta che il trainer lo picchiava e lo sbilanciava facendolo cadere per terra, lui si rialzava in piedi. Non lo faceva con arroganza ma con l’ingenuità di un bambino che si rimette in piedi e non capisce il gioco.

E siccome dopo due ore di ferite e sangue, continuava a rialzarsi e l’uomo era stanco ed arrabbiato, la sessione finì con uno sfogo : una serie di bastonate molto, molto pesanti.

Il cavallo era sudatissimo ed aveva il viso pieno di sangue per una  ferita profonda sopra l’occhio.   Fu lavato con il getto a pressione d’acqua che  serve per pulire le incrostazioni delle auto.  E bagnato, fu legato con 30 cm di corda ad un muro. 

Era stremato, mortificato, stanco, tremava. 

Io sentivo che aveva bisogno di una carezza, una parola, qualcosa di buono.  Mi avvicinai con cautela,  molta cautela. Mi sentivo addosso le sue ferite e la sua mortificazione.

Ad ogni passo mi fermavo e gli chiedevo se potevo farne un’altro e gli dicevo che non volevo fargli male. Probabilmente questo lui lo sapeva di già : avevo le lacrime agli occhi e stavo male per lui. 

Mi sembrò di capire che lui mi permetteva di avvicinarmi : era un “sì” ad ogni  passo, ogni tanto un  “per favore”.

Così mi ritrovai a pochi centimetri da lui e visto che aveva accettato una carezza,  mi ero avvicinata ancora mettendomi in una posizione pericolosa, ovvero  tra lui ed il muro. 

Io sapevo che non mi avrebbe fatto niente, era come se me lo dicesse. Ecco dove il trainer m’informò che rischiavo la vita!

Il cavallo spinse il suo muso verso di me ed io gelai di paura….appoggiò il muso stanco sul mio petto e sospirò. 

Siamo rimasti immobili, vicini, a contatto, per pochi, lunghi secondi. 

E forse è lì, a quel cavallo che ho promesso qualcosa. Avrei tentato di lottare per lui, per dare un senso a quella sofferenza. Avrei tentato di lottare contro l’aridità e la cattiveria degli uomini. Avrei lottato per me e per le mie pazze idee  (ero già considerata matta perché non solo chiaccheravo con i cavalli ma ero anche convinta che mi             rispondessero!!!!).  

Avrei lottato per le mie convinzioni, per i miei sogni….perché chi non lo fa, in fondo,  perde prima di tutto se stesso. 

                                                                  Susanna  Li Mandri

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